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giovedì 22 luglio 2010

La telefonista (Laura)

Ti chiami Laura.
Avrai sui vent’anni. Non più di ventidue.
Sono ormai le otto di sera
e mi rispondi come fossero le dieci del mattino.
Da quant’è che lavori?
“pronto buonasera, nome, operatrice numero...
posso esserle utile...”
è la tua preghiera quotidiana al dio precario
interinale, sottopagato. È ormai la sola fede rimasta.

Il timbro delle tue parole mi fa pensare tu sia toscana,
parlata pulita, fresca. Probabilmente esercitata; allenata.
Non so come ma riesci anche a rispondere col sorriso
(anche se non ti vedo lo leggo nell’inflessione gentile
che assumi. Cortese. Non dovuta, ma amante
del lavoro che fai).
Turnista. L’auricolare è ormai parte integrante del tuo
orecchio. Batti sulla tastiera, meccanica,
meticolosa, didascalica. E in men che non si dica mi risolvi
il problema: posso continuare a telefonare liberamente,
la promozione è attiva!
Ecco la mia consolazione. Che affoga nella tua risposta,
millesima oggi. Di tu che entri nella vita di milioni di persone
di tu che con un tasto cambi tariffe,
di tu che con la tua voce libera e inaspettatamente viva
tenti di dare un senso all’angolo di plastica
nel quale ti hanno confinato per ottocento euro al mese.

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