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lunedì 5 luglio 2010

La pasticceria (d'estate)

La pasticceria la domenica mattina è un safari a cielo
chiuso: musica da mercato rionale tra cannoli e caffè.
Ci trovi il benestante tornato in periferia
occhiali-da-sole-nuovi sgargianti e camicia bianca aperta
sul petto: i soldi (lui!) li ha e ha pagato in anticipo: lui può.
La coppietta di buona famiglia paga tutto: non potrebbe mai
non elargire il suo onesto denaro: la gita domenicale è pronta,
ma prima il ritrovo in parrocchia per due strette di mano
e un canto gregoriano a tempo di lancette.

Seduti ai tavolini sotto il portico (relegati nel loro recinto)
la gente comune: cappuccino e pasta
strappo alla regola per darsi un tono di diversità, di privilegio (come loro):
in fondo è domenica: ricordati di santificare le feste;
continua la processione dietro la cassa: latte macchiato
ecco il suo macchiato freddo corto deca the spremuta
di chi è il succo? Prego. Acqua? Sì grazie. Prego avanti.

Dietro il bancone il corpo della cameriera ragazzina biondiccia
freme nel suo costumino-tubino giallo a fiori. Gonnellino nero per dovere formale.
(pensa già al pomeriggio: i lidi l'aspettano. ma anche la maturità....o forse no?)
curve strette costringono gli occhi di tutti a seguirla indaffarata
perdersi facendo la spola servendo.
Finché non viene sera...
Magari la sera verrà anche oggi. Verrà anche per i bimbi che si
rincorrono mentre i genitori cercano di capire dai giornali qualcosa,
(in realtà cercando solo di darsi un tono.
Niente di meno interessante che i quotidiani domenicali d'estate:
sport, sdrai e donne in costume).

La colazione è finita. E si torna: si torna ovunque. Ci si torna a disperdere
nel sereno caos domenicale. Il bello verrà per pranzo. E poi dopo.
Pranzi ben imbanditi, più o meno benedetti, tenteranno di strappare
al tempo il suo ruolo. Incombente. Un ritratto immortalato da una polaroid
che invecchia pure lei. Via. Si parte. Al mare. Al picnic.
O forse semplicemente in casa. Io. Ad aprire libri, vedere film, ascoltare musica,
vedersi con gli amici.
Senza aver preso altro che un caffè. Senza essersi mischiati
alla santa processione che un giorno dopo l'altro stinge le anime,
giorni dopo giorni sempre più identiche. Sempre più nulle.

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