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venerdì 8 aprile 2011

Un incontro con te

C'era una Luna ieri sera sui tetti
che mi è venuto in mente il tuo corpo
e avrei voluto averti lì, vicino,
per stringerti e affondare la mia testa
grande nel tuo abbraccio morbido,
nei tuoi contorni pieni.
Spostarti i capelli e baciarti
all'impazzata, senza tempo
e senza freni, prendendo tutto di te:
ogni sapore, ogni profumo e odore
che ancora mi fosse sconosciuto.
Fare e rifare per ore l'amore
senza l'incognita del dopo, del domani.

C'era una Luna ieri sera che cercava baci.
E amanti pronti ad amarsi.
Ma quella Luna è durata troppo poco.
Tu non sei mai arrivata,
in fondo io non ti avevo chiamata.
Era solo una fantasia la mia,
tenuta in me, tenuta a freno;
non placata, ancora presente,
vivente nell'attesa dell'incontro con te.

Sono le tue dolcissime fragilità

Sono le tue dolcissime fragilità
a renderti irresistibilmente donna
a plasmare con piume d’angelo
lo scrigno del tuo cuore
che pulsa come ruscello di montagna.
Sei un cerbiatto che corre
nella sua libertà senza timori,
sei un canto di prima mattina
intonato da una voce vivace,
sei l’equilibrio di una mela sospesa
a un ramo flessuoso.
E sei soprattutto un pensiero folle
che si fa ragione e realtà.
Ecco perché sei pietra levigata
da venti e rugiade,
e come un gabbiano impertinente
prendi spesso il volo verso
quel tuo nido
che solo tu conosci.

L'odore dell'erba tagliata di fresco

L'odore dell'erba tagliata di fresco
una campana che suona lontana
una spiaggia morta, deserta,
sono lettere umane
che ancora non capisco.
La cifra del tempo trascorso
misurata nell'ampiezza
dell'occhio che squadra e ricorda.
Io non so più del passato.
Se non la sua distanza sulla pelle.

mercoledì 19 gennaio 2011

Comunque

Come parli?
Non importa.
-
Di che colore
hai la pelle?
Non importa.
-
Che Dio preghi?
Non importa.
-
Sei mio fratello;
comunque.

C'eri

Un anno fa c’eri tu c’ero io
e c’era Woody Allen e la bigliettaia scorbutica
e l’aperitivo a base di birra
e piazza Maggiore sotto la pioggia e io e te stretti
per non bagnarci. E i portici. E il portone
di casa tua. E le cene e i nostri film...
.....
E c’era il taxi che mi portava a casa perché alle due
il ventisette non gira più. E c’era il tuo sguardo
e tu alla stazione e io che ti sorprendevo.
E i tuoi silenzi. Lunghi e asfissianti. E i tuoi occhi
(dio mio i tuoi occhi verdi...)
di amante, di madre, di ninfa e di divinità finta.
E casa mia. E le cene e i nostri discorsi sul terrazzo.
....
C’erano mille cose. Ora più nessuna. Tanto che credo
che non siano mai esistite. Tanto che il tuo odore
lo ricordo appena. Tanto che non so quasi più
che senso avessero le mie mani tra i tuoi capelli
rossastri e il rumore che faceva.

Bistrot

Ho visto una stella polare
in cielo:
era la mia vita lenta
che naufragava indistinta;
così ho attraversato la strada
e al tavolino di un bar
ho ordinato un caffè:
sul fondo della tazzina il fresco
della mattina:
così ho visto l’alba spuntare.
Poi sono tornato in strada
e mi sono messo a ridere,
come avessi vinto una partita a scopa.

Soltanto per amore

Soltanto per amore
e niente più che per amore:
la tua paura di fallire
che mi fa tremare, temere
che tu fallirai. Ma non lo farai;
l'assurdo di tacere
quando vorrei urlare, sapendo
di fermirmi, e morire muto;
tu non sarai altro che un fiocco
di neve sciolto, un sogno
mutilato, caduto dal cielo,
appunto come un fiocco di neve;
quei fiori che saranno già morti
e forse ormai pure bruciati,
due mesi già sono passati:
ma non li ho mai sprecati.

Ti ho pensato.
Soltanto per amore,
niente più che per amore.