Di fronte al picchiettare meccanico
di un martello su di un chiodo
freddo e gelido
mi sono commosso:
e ho bruciato di vicino amore umano
per chi fa gocciolare il suo sudore
a terra, pur di far avere pane caldo
e tetto e vestiti a una famiglia.
Della tua fatica
l’ebbrezza e il quotidiano rito
ho avvertito intimamente quasi fosse
un ostia consacrata al divino
mestiere di vita, e di lavoro d’operai.
Eppure tu, che ogni domenica fremente
cerchi di riempire la tua futura tomba
di preghiere, di rosari e intercessioni,
perché t’inalberi? Perché offendi
e trasecoli bestemmiando con l’anima?
Quale carpentiere adori e implori
quando coi tuoi ginocchi avvalori la parola
che si fa carne e trasuda sangue?
Credi forse che un amen di più
potrà aprirti le porte di legno duro
del paradiso? Legno lavorato, scolpito,
inchiodato pure lui.
Allora ferma la tua ira per un ritardo
che nulla potrà cambiare alla tua esistenza:
lo spettacolo avrà ancora più sapore
se ne gusterai il mistero umano sul quale
è stato edificato.
Guarda e ammira la meraviglia del sacrificio
e della pazienza. Concedi alla tua anima
l’orante rispetto per chi permette alla tua
bocca di ridere, ai tuoi occhi di piangere,
alle tue mani di tremare.
Ascolta il martello che sbatte sui chiodi.
E non pensare che sia meno sacro
se anziché su polsi batte su travi e colonnati.
*
a seguito dell'incivile protesta andata in scena ieri sera al Comunale a seguito della proiezione di un documento video che mostrava i lavoratori del Teatro all'opera. Tra coloro i quali protestavano animatamente v'era anche gente "cosiddetta" di chiesa. e a loro ho voluto rivolgermi
Meravigliosa!!complimenti!sei molto originale ma allo stesso tempo, rileggendo le tue poesie, mi ritornano in mente, gli autori studiati al liceo!Desy
RispondiEliminail bello e il brutto di far cinque anni di Lettere è questo. basarsi su chi è venuto prima ma avere la forza e la qualità per andare oltre
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