Perché sei più fragile del fieno
e più timida
di un velo di sposa:
tacita, e muta, silenziosa
col tuo groppo in gola
e mie carezze a scaldarti la schiena.
Poco importa del resto
che sia bene o male o dolore
o sudore,
poco importa di quanto largo
sia il fiume e di quale salto serva
ad arrivare di là:
io qua
intensamente con te
vivrò i giorni che ti faranno bella,
vivrò la tua noia rattrappita
sicuro che sul tuo seno
apparirà una luce nuova,
diversa,
incantevole.
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mercoledì 19 gennaio 2011
giovedì 6 gennaio 2011
Non un attimo di vita sprecata
Sono la foglia che va a ritroso
e l'assetato che tira un sorso:
vento fremente
tempo che passa,
lancette che fluttuano sparse:
il fiatone dopo una corsa.
Ma sono anche la voce che si alza:
la palla tirata
che rimbalza, contro un muro,
duro, cupo. Che torna a giocare:
come nulla fosse stato:
non un attimo di vita sprecata.
e l'assetato che tira un sorso:
vento fremente
tempo che passa,
lancette che fluttuano sparse:
il fiatone dopo una corsa.
Ma sono anche la voce che si alza:
la palla tirata
che rimbalza, contro un muro,
duro, cupo. Che torna a giocare:
come nulla fosse stato:
non un attimo di vita sprecata.
giovedì 16 dicembre 2010
Black, (a un cane, a tutti i cani e gli animali che crediamo "soltanto" da compagnia)
Mi sei saltato addosso con tutta la forza
che avevi,
fremente come vento di marzo, giocoso
e festoso: mi riconoscevi.
Impazzivi di gioia. Ma tacevi.
La tua lingua umida era la tua parola:
come ai bambini si racconta il mondo in una favola;
un simbolo. Del tuo affetto. Diretto.
Immediato. Genuino e imprecisato.
Sdraiato a gambe all’aria
mille furbizie studiavi per guadagnarti
le mie carezze. E che fossi felice lo leggevo
con certezza nei tuoi occhi.
Mordicchiandomi una mano mi hai salutato.
Come piccoli chicchi di grandine sulle dita
mi hai detto a presto.
A presto. A presto.
Alla prossima volta che vorrai farti sentire amato
da chi per parlare tutti credono
sia costretto soltanto ad abbaiare.
che avevi,
fremente come vento di marzo, giocoso
e festoso: mi riconoscevi.
Impazzivi di gioia. Ma tacevi.
La tua lingua umida era la tua parola:
come ai bambini si racconta il mondo in una favola;
un simbolo. Del tuo affetto. Diretto.
Immediato. Genuino e imprecisato.
Sdraiato a gambe all’aria
mille furbizie studiavi per guadagnarti
le mie carezze. E che fossi felice lo leggevo
con certezza nei tuoi occhi.
Mordicchiandomi una mano mi hai salutato.
Come piccoli chicchi di grandine sulle dita
mi hai detto a presto.
A presto. A presto.
Alla prossima volta che vorrai farti sentire amato
da chi per parlare tutti credono
sia costretto soltanto ad abbaiare.
domenica 21 novembre 2010
Anche se tu sapessi che io t'amo
Anche se tu sapessi che io t’amo
tu cosa potresti fare?
Cambia forse il mare per una goccia di pioggia
di più? Muta forse direzione il vento
per il soffio indispettito di un bimbo
che si vede volar via l’aquilone?
C’è forse senso nell’onda che abbatte
il castello di sabbia
e liscia appena i piedi senza loro ferire?
Nulla.
Come nulla di più che il silenzio
può sopportare il mio cuore muto e docile.
Che non sa far altro che guardare fuori
dalla finestra attendendo un tuo gesto
come cane fermo al palo
fuori d’un negozio in attesa del padrone.
tu cosa potresti fare?
Cambia forse il mare per una goccia di pioggia
di più? Muta forse direzione il vento
per il soffio indispettito di un bimbo
che si vede volar via l’aquilone?
C’è forse senso nell’onda che abbatte
il castello di sabbia
e liscia appena i piedi senza loro ferire?
Nulla.
Come nulla di più che il silenzio
può sopportare il mio cuore muto e docile.
Che non sa far altro che guardare fuori
dalla finestra attendendo un tuo gesto
come cane fermo al palo
fuori d’un negozio in attesa del padrone.
domenica 10 ottobre 2010
mostra fotografica alla Feltrinelli International
fino al prossimo 31 ottobre vi invito a visitare la mostra fotografica c/o La Feltrinelli International di via Zamboni 7b. troverete una mia fotografia dal titolo "il palazzo dei banchi"
qui sotto il link del Corriere di Bologna che ne parla:
http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cultura/2010/1-ottobre-2010/estate-rivissuta-gli-scatti-lettori-mostra-vostre-foto-1703866911937.shtml
qui sotto il link del Corriere di Bologna che ne parla:
http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cultura/2010/1-ottobre-2010/estate-rivissuta-gli-scatti-lettori-mostra-vostre-foto-1703866911937.shtml
sabato 9 ottobre 2010
Samir, Jasmine, Yasser!
(Ba'aquba, Iraq, 16 Marzo 2006)
Samir! Jasmine! Yasser!
Correte piccoli, angeli infelici:
sulle vostre spalle un freddo giaciglio
di bianche piume e sogni squartati.
Lasciati vagare soli nel mondo
da un Fato troppo cupo e crudele
per pensare che un qualche dio lontano
possa volere questo cieco male;
eppure nel vostro fiato affannato
d'una vita spesa a salvarsi invano
cosa resta oggi sul selciato scuro?
Una fossa che puzza già d'abisso.
Le vostre risa ingenue, ora tacciono;
fracassate dal sordo frastuono
d'un insensato odio ora fatto cenere:
un boato è stato il vostro stupore.
Ma ora già vagate tra i cigli celesti,
di tersa aria in chiara aria, verso i sogni
che quaggiù sono rimasti a penzolare
su d'un filo invisibile a questi uomini.
Samir! Jasmine! Yasser!
La vostra madre ha ancora grida di pace;
la vostra scuola ancora v'attende aperta;
i vostri amici già piangono tristi.
E in questo giorno uguale a tanti altri
salite al cielo bimbi già grandi:
perché incappaste troppo presto
nell'odio umano, orribile capestro.
Samir! Jasmine! Yasser!
Correte piccoli, angeli infelici:
sulle vostre spalle un freddo giaciglio
di bianche piume e sogni squartati.
Lasciati vagare soli nel mondo
da un Fato troppo cupo e crudele
per pensare che un qualche dio lontano
possa volere questo cieco male;
eppure nel vostro fiato affannato
d'una vita spesa a salvarsi invano
cosa resta oggi sul selciato scuro?
Una fossa che puzza già d'abisso.
Le vostre risa ingenue, ora tacciono;
fracassate dal sordo frastuono
d'un insensato odio ora fatto cenere:
un boato è stato il vostro stupore.
Ma ora già vagate tra i cigli celesti,
di tersa aria in chiara aria, verso i sogni
che quaggiù sono rimasti a penzolare
su d'un filo invisibile a questi uomini.
Samir! Jasmine! Yasser!
La vostra madre ha ancora grida di pace;
la vostra scuola ancora v'attende aperta;
i vostri amici già piangono tristi.
E in questo giorno uguale a tanti altri
salite al cielo bimbi già grandi:
perché incappaste troppo presto
nell'odio umano, orribile capestro.
venerdì 24 settembre 2010
Il mondo ha bisogno anche di una ragazza in lacrime
Il mondo ha bisogno anche di una ragazza
in lacrime
appena scesa dall’autobus.
Cappello di paglia blu in testa:
vestitino turchese, viola, estivo, arioso,
che lascia intravedere le linee di un corpo
che ama e chiede e pretende amore.
Una ragazza sbraita, impreca,
si dimena per un motivo che nemmeno lei conosce
se non il suo braccio bucato
vuoto, svuotato di linfa, riempito di rabbia
cocente, dolorante, stringente.
Soffocante.
E riprende il cammino. Senza meta, con copiose
lacrime che dagli occhi le rigano tutto il viso
perdendo sulle sue gote bianche
quel poco di trucco e belletto
che si era data
per sentirsi più felice. Più attraente.
Lui non verrà. Lei cercherà l’amore altrove.
in lacrime
appena scesa dall’autobus.
Cappello di paglia blu in testa:
vestitino turchese, viola, estivo, arioso,
che lascia intravedere le linee di un corpo
che ama e chiede e pretende amore.
Una ragazza sbraita, impreca,
si dimena per un motivo che nemmeno lei conosce
se non il suo braccio bucato
vuoto, svuotato di linfa, riempito di rabbia
cocente, dolorante, stringente.
Soffocante.
E riprende il cammino. Senza meta, con copiose
lacrime che dagli occhi le rigano tutto il viso
perdendo sulle sue gote bianche
quel poco di trucco e belletto
che si era data
per sentirsi più felice. Più attraente.
Lui non verrà. Lei cercherà l’amore altrove.
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